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| Questa raccolta di testi è molto ridotta rispetto a quella in tedesco in quanto non mi è ancora possibile tradurre tutto. Immaginazione verso Imitazione Ho sempre preferito l'immaginazione all'imitazione. Creare un'immagine non vuol dire ingannare, anzi significa stabilire un'equivalenza tra due mondi autonomi: da un lato la pittura con i suoi mezzi come la disposizione delle forme, dei colori e la loro struttura materiale nel rettangolo del quadro e dall'altro la materia concreta delle cose e la loro collocazione nella realtá. Io parto dal concetto che le cose hanno una loro presenza indipendentemente dal fatto di essere colpite dalla luce, e quindi di essere viste. Le cose vengono percepite con tutti i nostri sensi e sono presenti per noi tramite l'esperienza quotidiana collettiva. E cosí la rappresentazione delle cose nella mia pittura non è né impressionistica (legata all'effetto della luce) né espressionistica (basata sulla soggettività). E ancor meno le cose sono un pretesto per astratti giochi artistici. Io cerco di raffigurare le cose come si incidono nella mia coscienza. Però: più cerco di avvicinarmi a quella presenza fondamentale e arcaica delle cose, più esse si caricano di significati, di valori metaforici. La casa... Dipingo cose che mi affascinano. Cerco di rappresentare le cose nel modo più preciso. Non, come si vedono in realtà, ma come mele immagino io. Certi soggetti mi ossesionano per alcuni anni. Così dipingevo per quattro anni solo bagnanti. Ora sono le case. Man non m’interessa sedermi davanti a una vecchia casa per copiarla. Vorrei dipingere non una casa ma la Casa. Il che mi porta a una contraddizione. La Casa dovrebbe essere simbolizzata da un segno poiché non si tratta di una casa concreta. Così sarebbe però una casa immateriale. Ma mi affascina piuttosto l’aspetto materiale delle cose. La mia casa e un cubo fatto di un materiale duro, segnato dal tempo. Niente mattoni accastati regolarmente, niente intonaco scrostato, niente macchie di muschio e tutto ciò che interessa pittori naturalistici. Piuttosto pietra di roccia oppure argilla stravecchia, un materiale duro e ruvido che si è opposto a tutti i tempi. Daltronde le mie case non sono diroccate. La loro forma è rimasta integra. Il loro essere massiccio contraddice la locazione nello spazio del quadro, dove possono addirittura sollevarsi davanti a nuvole ovattate oppurre essere ammucchiate da mani di giganti. La casa che mi affascina è contemporaneamente un luogo desolato ma comunque un rifugio, è un cubo rigoroso ma anche testa d’uomo, è archetipo ma ciònonostante toccabile con le mani. La casa che dipingo non è una casa come tante altre, è "La Casa" con tutto quello che significa nella vita umana. E a un certo punto essa mi sembra anche di rappresentare l’uomo stesso, diventa figura umana. Tra Balthus e Rothko Ho visto, una dopo l’altra, le grandi mostre di Balthus a Venezia e di Rothko a Basilea. Non saprei quale mi abbia entusiamato di più. Entrambi i pittori lavorano sul orlo d’un abisso: Balthus vicino al kitsch conservatore, Rothko vicino a un decorativismo modernista e qualunquista. Ma non ci cadono. Sono pittori grandissimi. Chi vuole salire sulla vetta di una montagna non deve temere i precipizi. Una volta conquistato la cima però ci si mette a consolidare i sentieri, a costruire degli scorrimano ed ad istallare vari dispositivi di sicurezza. Infine si fabbrica addirittura una funivia. Tanti pittori, mi sembra, usano delle seggiovie per raggiungere i loro apici. Ma ci sono ancora vette non conquistate? Se devo descrivere sinceramente il mio percorso devo concludere: salgo alle mie montage ancora a piedi; uso dei sentieri antichi quasi fuori uso; pur sapendo che ho avuto già dei predecessori resta comunque il pericolo di precipitare. E poi c’è ancora da scoprire qualcosa di nuovo. © Matthias Brandes >> Impressum |
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