"Un'arte interagente"

di Ivana Orlando

Quante volte ci troviamo dentro una galleria d’arte ad osservare un’opera d’arte  posta innanzi a noi, appesa o adagiata su un supporto, una tra tante, una che ha suscitato in noi luoghi, storie o semplicemente un’emozione dietro una forma, dietro uno sguardo, dietro un colore. Come una fotografia celata in un cassetto mai aperto, un nastro dentro una lettera, un fiore dentro un libro, un dipinto dentro un ricordo. A volte la vita ci ripresenta una parte di realtà passata in forme differenti, un dipinto, una parola, un gesto.

Come un déjà vu… un forte percezione di familiarità, una strana sensazione di aver già visto, già vissuto precedentemente una circostanza, una situazione che si sta appurando tramite un ‘immagine espressiva, un’arte interagente.

Portrait S.

Catturata dall’espressione verbale, tinta dalla luce, dal bianco pulsante e dall’anima che il pittore ha incarnato nell’intimo sguardo, mi prostro, mi sincronizzo parallelamente  nell’animo di quelle iridi, rivivendo le immagini, i ricordi, le malinconie,  il passato o semplicemente un’estemporanea realtà che il volto mi concede. Oserei dire un 3D emozionale che fuoriesce dall’incarnato accordandosi o completandosi con le movenze delle labbra. Mi ricorda vagamente l’affiorarsi della materia come in Caravaggio, il volto sembra sbocciare dal fondo, adagiarsi nell’ovatta penombra divenuta chioma. Quelle stesse ciocche che permiano la pupilla, mi suggeriscono l’instabilità di un momento involontario ma che ha permeato il seguente.
Apprezzo il passaggio da una forma a l’altra da un cromatismo all’altro, la realtà in fin dei conti non è mai netta ma passeggera.

Loriana seduta

Le gambe schiuse nel ricevere le braccia inattive, come un guscio embrionale su cui ritornare. Indugio in quell’incrocio di mani, scudo da una forse realtà diroccante, gravata ulteriormente dalle chine spalle. L’accettazione contenuta nelle palpebre arretranti, soccombenti. Il diniego desunto dal volto che arretra, come se volesse separare il presente dal suo intimo mondo, l’impotenza innanzi al flusso della vita che stramazza come il suo corpo su una sedia ignara, ignara dell’immediato succeder.

 pere con morso

Il movimento rimasto ingabbiato in quei contorni subiti da un morso, la presenza umana e dominatoria sugli oggetti, formalmente “inanimati” ma concretamente in metamorfosi. Ritratti un istante prima della successiva alterazione. Il piano sembra sfumare in verticale, sospeso, affiora impercettibilmente dall’inclinazione delle ombre, a sottolineare la precarietà del certo. Una natura “morta” ma mortale.

 pere con morso

La casa, cardine del circondario, genitrice di certezze disgiunte dallo stesso suo seme, recise dal cordone, in ascesa o in resa, verso l’arbitrale precarietà dell’uomo. La casa posta su un piedistallo e analogamente  appesa su uno spazio immune dal “tutelato” esistere. L’esemplificazione delle forme, come figure dell’infanzia, permangono nella memoria adulta divenendo appigli salvifici nel divenire  ipotetico.

http://ivanaorlando.wordpress.com/2013/11/04/unarte-interagente-di-ivana-orlando/