"Architetture impossibili"

di

Dino del Vecchio

Per Matthias Brandes lo spazio è autentico protagonista, senza luogo né tempo, stratificazione di esperienze e desideri, di storia e di memoria per un percorso compositivo, immaginario e mentale. L'artista guarda al passato per cogliere le incertezze del suo tempo: come Piero della Francesca raccoglie classicità e modernità in senso e metafisico. Indaga con ossessiva e scrupolosa perizia le forme che consentono di raggiungere con disinvoltura temi e tecniche sempre più personali. Dipinge gli elementi come fossero oggetti indipendenti per una costruzione che accavalla alberi e case in assoluto equilibrio tra geometrie e pittura. A prima vista i quadri sembrano citare esperienze storiche del novecento (de Chirico, Sironi, Carrà). Ma bisogna collocare il suo lavoro in un'altra dimensione per leggere in controtendenza le utopie dei surrealisti.

- Dalì fissa l'immagine per la sua stessa immortalità con chiari riferimenti al mito. Per Brandes, gli alberi sono fissità ed ermetismo. Come oggetti di desiderio vagano inconsapevoli alla ricerca di un varco per superare i "muri d'orto" di Montale, estrapola "assunti quotidiani" per mostrarli quale occasione di "altre poetiche" che come i readymade duchampiani consentono all'osservatore nuove maniere di leggere il "bello".

- Per Lautremont l'incontro fortuito è stabilire l'insolito fatalismo. Brandes assembla magiche favolistiche storie, per esplorare altri "lidi", incontaminati luoghi che appaiono forse solo attraverso la memoria e nelle aspettative di chi cerca di sfuggire alla banalità, per ricercare nel nostro frammentato e alterato contemporaneo il senso di esistenza.

- É silenziosa armonia che incanta: i grigi perlacei, le ocre, i verdi contribuiscono a sospendere case e alberi tra realtà e finzione, per una lettura che accosta il desiderio ai ricordi, idoli totemici collocati sulla tela per spazi virtuali.

- Gli spazi infiniti edificano le costruzioni sempre in attesa di solennità. Brandes dipinge le cose che cerca in se stesso consapevole della fatica, per un continuo scandagliarsi. Per l'artista l'arte è vitale, una condizione di esistere che appare nelle sue profonde marine, nelle sue navi cariche di ipotetici viaggiatori per approdi improbabili.

Matthias Brandes istaura un'energia che attrae lo spettatore; per incanto ci trasborda in luoghi mai visti prima per comunicarci il disagio e la precarietà del tempo.

Questa mostra e per noi il labirinto in cui districarsi per ritrovare nell'arte una ragionevole opportunità trascendente.

Presentazione della mostra alla Galleria MOMart, Castelfranco Veneto, 9 dicembre 2000