L’invisibile ci trattiene.

di Teresa Ciulli

"Conservo nella memoria le immagini delle tue rocce/case in volo su campagne sottratte alla corruzione alla morte. E l’immagine di un tavolo dove le case rocce erano a fianco di una nave roccia. Giocattoli di un bambino uomo che sa il peso delle regole ma non se ne fa schiacciare. Tant’è che nel mondo di quell’uomo le cose pesanti volano e quelle leggere se non acquistano peso, restano lì. Ho ancora negli occhi le immagini dei tuoi lavori, anche quelli che mi hai fatto vedere per fotografia. Quei busti di uomini e donne, come di pietra anch’essi, immersi nell’acqua. Un’acqua immobile come l’aria. Eppure l’acqua, l’aria, sono medium, veicolo, mezzo, sono l’elemento che connette che sostiene che dà senso e perciò storia. Senza aria le tue rocce/ case sarebbero solo elementi di disperazione; senza l’acqua le tue figure sarebbero solo dannate, corpi che scontano il purgatorio di una mancanza di eventi di una spaventosa immobilità. Invece l’acqua, così come l’aria, crea il racconto la sospensione il mistero. Cosa c’è sotto quell’acqua? Si toccano quei piedi, e sono piedi o sono corpi di pesci? E dove poggiano? E’ una vasca o un mare, quello? E cosa aspettano? La pioggia, o il grido o il pianto di un bambino che li farà uscire precipitosamente fuori dall’acqua? E quell’acqua è salata o dolce? E’ formata dalle loro stesse lacrime o è una pausa una assenza generale un oblio temporaneo ma ugualmente offensivo per l’anima? Questa importanza che la tua pittura conferisce al medium, al mezzo, mi sembra vicina a quella dei presocratici. A quel mondo che loro individuavano in solo tre quattro sostanze fondamentali, aria acqua terra fuoco. Ecco spiegata la dimensione metafisica e filosofica a cui le tue immagini legano. Il mondo nelle tue tele sembra descrivere gli uomini il pianeta prima dell’inizio della storia. O dopo. Prima della vita. Dopo la morte. Ma non c’è tragedia. A differenza del mondo greco che divide le nostre vicende in due categorie, la commedia e la tragedia, tu non sembri interessarti di questa ripartizione. Tu ti posizioni sulla memoria, sul ricordo sulla tracce delle cose. E la sovverti. La trasgredisci. In questo quella tua non si fa memoria umana ma assomiglia invece a quella che fu dell’acqua a quella che fu dell’aria. Memorie più sottili che solo se riusciamo a riportarci al nostro livello atomico molecolare riusciamo a guadagnare daccapo. Un giorno lessi su un giornale di una scoperta scientifica che poi non ritrovai più. Uno scienziato, forse un filosofo, asserì che l’acqua conserva nelle sue molecole il calco dei corpi che incontrò. Che, vivendo, respirando, attraversando lo spazio, noi lasciamo infinite impronte. ma non dove crediamo di averle lasciate, per terra, ma dove non penseremmo, per aria, nell’acqua. E come sono? Sono, ulteriore sovversione, come uno non si aspetterebbe mai: sono tenaci dure resistenti come pietre. Non ci sarà facile lasciare questo pianeta. L’invisibile ci trattiene."

01.07.2000