MATTHIAS BRANDES CI SPIEGA PERCHE’ DA VENT’ANNI AMA DIPINGERE CASE SENZA PESO

Intervista di Marco Agostinelli

Immagine arcaica, la casa é il leit-motiv dell’opera di Matthias Brandes, un pittore che rielabora spunti di Balthus, di Magritte, del realismo magico. Ma in quest’intervista Matthias parla, oltre che di arte, anche del MOSE e delle grandi navi…

Caro Matthias, ricordo ancora con stupore la visita al tuo studio. Provai la sensazione di entrare in un atelier d’altri tempi, dove opera il pittore con la P maiuscola. L’alchimia dei colori e degli odori sembravano portarmi indietro nel tempo. In questo mondo artistico dove forse troppe volte la tecnologia fa incursioni anche senza senso nell’arte, tu rimani fortemente pittore, é scelta precisa o una necessità?

Rimango pittore perché un dipinto ha una sua particolare presenza nello spazio-tempo. La sua percezione richiede e permette tempi lunghi, necessità di innumerevoli sguardi e vari angoli di visione. Oggi vediamo sopratutto immagini veloci… il tempo che impone la mia arte é anacronistico per scelta. Ma ho cominciato anche per divertimento a fare brevi video. E non sono assolutamente alieno dalla tecnologia, in realtà per elaborare i miei dipinti uso anche mezzi digitali quali smartphone, macchina digitale, a volte Photoshop.

In molti tuoi quadri galleggiano nell’aria case, che sembrano scivolare dalle mani o forse dai pensieri… Ci spieghi qual’è il loro significato?

A me interessano le contraddizioni: le mie case sembrano fatto di un materiale duro, pietroso, pesante. Invece possono anche levitare, spiccare il volo o tornare come uccelli nel nido. All’interno dei miei dipinti questa possibilità mi pare probabile, o meglio, la voglio fare apparire probabile. Il dipinto è un mondo parallelo  che lascia libertà a pensiero e fantasia. Guardando meglio però questo loro moto nell’aria crea una relazione con altri oggetti, case o navi fermi che spesso si trovano su tavoli. Quello che oggi é fermo ieri forse si muoveva o volava oppure lo farà domani. Ogni stato delle cose è provvisorio, precario.

Ormai da moltissimi anni vivi vicinissimo a  Venezia, ha influito nel tuo lavoro questa forte presenza?

Venezia è un paradigma dell’essere.  Immerso nel fluire alternante di due acque opposte, quella del mare e quell’altra che viene dalla montagna, Venezia ha creato un equilibrio precario tutelando la laguna come inespugnabile fortezza militare per mille anni. Questo atteggiamento di equilibrio si é riflettuto anche nella società e non per ultimo nella sua politica estera. Oggi, o meglio da circa un secolo, in mancanza di un generale consenso dell’utilizzo della laguna si sta sistematicamente distruggendo questo complicatissimo equilibrio millenario, basti pensare alle zone industriali di Marghera, le navi da crociera e quell’assurdo progetto MOSE… Anche questo é paradigmatico per i tempi che stiamo vivendo.  L’equilibrio precario é tema della mia pittura, sia con i soggetti chiamati Acqua Alta o Capriccio Lagunare, quindi con un diretto riferimento a Venezia e la laguna, sia in quadri dove l’acqua non è rappresentata. Tuttavia per il mio lavoro artistico di Venezia m’interessa la sua potenzialità metaforica, l’acqua soprattuto, essendo simbolo di vita e di morte.

Ci racconti i tuoi prossimi progetti e mostre?

Mi sto orientando verso l’Asia. Come stanno le cose sembra che si aprano per me nuovi orizzonti in quella enorme realtà specie in Cina. Ma resto comunque fedele al mio pubblico italiano che mi ha fatto crescere. Sto anche riprendendo, dopo anni di assenza, nuove iniziative nel mio paese d’origine, la Germania.

Marco Agostinelli 09/11/2014

https://maapmagazine.wordpress.com/2014/11/09/matthias-brandes/